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Le inquadrature nella ripresa cinematografica


Nel cinema la ripresa cinematografica può essere considerata il marchio di fabbrica del regista. Ci rimangono impresse le inquadrature in primo piano dei volti di un maestro come Sergio Leone, che hanno fatto la storia di questa meravigliosa arte. Un dettaglio che punta a raccontare qualcosa di più di uno stato d’animo, che immediatamente si trasmette dall’interprete allo spettatore.

Modificando la velocità di ripresa si possono ottenere più effetti, ma sicuramente è il modo in cui si inquadra che fa di questi effetti speciali, l’armamentario di un buon regista (e naturalmente di chiunque lavori alla cinepresa).

La dissolvenza: si usa spesso anche nel linguaggio parlato, è l’effetto per cui un’immagine svanisce diventando via via sempre più scura. È una dissolvenza di chiusura e si ottiene chiudendo l’otturatore della cinepresa in modo lento e calcolato, ma naturalmente può essere ottenuta in maniera digitale. La dissolvenza di apertura apre la scena creando un effetto inverso. La tecnica viene utilizzata anche nella musica, quando si sfuma la coda di una canzona o si alza il volume progressivamente all’inizio (esempio Where The Streets Have No Name degli U2). La dissolvenza spesso è tra le singole scene, e può avvenire con un effetto di transizione rapida.

La sovrimpressione è quando si impressionano due soggetti diversi nello stesso tratto di pellicola. Usata efficacemente con gli ologrammi in Star Wars quando ancora non era possibile largheggiare con le tecniche digitali. Veniva usata artigianalmente per creare delle distorsioni e grazie alla CGI è possibile creare capolavori come ad esempio il rimpicciolimento degli hobbit e dei nani nella saga de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson.

Il flou è l’effetto di vedere evanescente, impreciso e sfumato un contorno. Con la cinepresa analogica lo si ottiene piazzando davanti all’obiettivo una sorta di filtro, a volte una garza, oppure un vetro unto con la vaselina. Spesso l’immagine vorrebbe evocare il sogno. Questo elemento onirico è realizzato anche attraverso l’uso di un prisma, per sdoppiare gli oggetti e gli attori.

In trasparenza o trasparente è quando gli attori recitando di fronte al classico schermo verde, sul quale in seguito verranno proiettate delle scene girate precedentemente (oppure con il digitale) per realizzare le classiche scene delle automobili, nei vecchi film, oppure negli effetti speciali in film come Matrix.

Non va mai dimenticato che nella ripresa cinematografica l’angolatura è come se fosse un punto di vista, è quindi il modo che ha il regista di porsi rispetto alla narrazione. Il regista pertanto usa la macchina da presa come lo scrittore usa la tastiera, per imprimere alla sua creatura, il suo carattere, la sua personalità, il suo punto di vista. Tornando a Sergio Leone egli sicuramente, per la critica cinematografica, riprendeva con molti primi piani per andare a raccontare la scena con un effetto realistico. Dopotutto il regista si era formato negli anni del neorealismo e queste inquadrature feroci, ravvicinate, a porre l’attenzione sui difetti fisici dei volti, come ad esempio le vistose rughe espressive di Charles Bronson oppure sugli occhi per nulla difettosi della Cardinale, servivano a mandare avanti il racconto. Leone semplicemente usando la cinepresa e la musica di Morricone è stato in grado di animare delle scene di silenzio totale, in cui i protagonisti non parlano, eppure raccontano.

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