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Gli USA vogliono un’astronave madre carica di droni


Non c’è dubbio che i droni abbiano rappresentato un’anticipazione del futuro dei campi di battaglia. Utilizzati da più di 10 anni ormai in Iraq, Afghanistan e adesso Siria, i droni svolgono un ruolo molto particolare che va da quello di colpire chirurgicamente obiettivi nemici, a quello di acquisire informazioni vitali sul nemico e sugli obiettivi.

Due notizie a proposito di essi ci vengono dalla stampa internazionale e in particolare da quella americana. I droni ad alta tecnologia come i Predator o “il mietitore di Obama” (Reaper) non sono gli unici protagonisti di questa guerra nei cieli del Medio Oriente. Sembra che anche le milizie dello Stato Islamico si stiano dando da fare, utilizzando però dei droni commerciali, di quelli che fondamentalmente si possono acquistare su Amazon.

A darne notizia è stato il New York Times, che ha citato fonti dei peshmerga curdi che dichiarano di aver abbattuto dei droni “armati” alla buona, ma che sono stati responsabili della morte di due combattenti nel nord dell’Iraq. In un caso si è trattato di una sorta di drone kamikaze. Una volta che è stato abbattuto i combattenti curdi lo hanno aperto causando l’esplosione e la morte di uno dei loro.

Secondo gli esperti citati nelle fonti di stampa questo dimostra la capacità dello Stato Islamico di rendere “arma” anche le cose più semplici, pensate per altri usi, a costi sostanzialmente ridotti. Un indice di pericolosità che aumenta quindi, considerando che possono essere usati in ben altri contesti e fare più danni (ad esempio in attacchi terroristici contro obiettivi civili).

Sempre a proposito di droni, dagli Stati Uniti giunge la notizia che è in corso un progetto “fantascientifico” per creare dei super-droni. Una sorta di astronave madre che contiene droni più piccoli in grado di essere trasportati nel campo di battaglia, liberandoli a mezz’aria per cercare gli obiettivi da abbattere e poi rientrare nell’astronave madre a missione compiuta. A presentare il progetto è il vice presidente dello sviluppo strategico di General Atomics, il contractor della difesa americana, costruttore del Reaper (nella foto) che si sta concentrando su questa opportunità tecnologica che potrebbe sconvolgere i rapporti di forza in qualsiasi scenario.

Gli Stati Uniti da tempo sono impegnati nello sviluppo di tecnologie guidate a distanza, per ridurre il peso umano della guerra e adattare gli attacchi all’acquisizione di obiettivi specifici in modo chirurgico, un po’ come Israele ha fatto nei confronti dei militanti di Hamas. Dopotutto se pensiamo all’attacco in corso a Mosul, si sta parlando di poche migliaia di miliziani dello Stato Islamico, mimetizzati tra un milione di civili contro un nemico che in campo aperto vincerebbe in cinque minuti.

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