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Carlo Azeglio Ciampi (1920-2016)


Il nostro paese può essere fiero di aver avuto una personalità come Carlo Azeglio Ciampi, il servitore dello stato, l’uomo dalle tre vite come è stato definito oggi nel ricordo dei media e della politica.

Economista di prim’ordine, umanista, uomo di stato, politico da presidente del consiglio e ministro dell’economia, infine presidente della repubblica tra i più amati della nostra storia (1999-2006) Ciampi è entrato nella storia della seconda repubblica, dalla porta principale.

Proveniente da una famiglia di commercianti, dopo aver studiato il classico presso i gesuiti, formazione alla quale teneva molto, si laurea in lettere antiche e filologia romanza presso la Normale di Pisa, sotto gli insegnamenti di Guido Calogero, uno dei fondatori del partito liberalsocialista.

Servì nell’esercito tra il 1941 e il 1944 e fu tra i fondatori della sede locale del Partito d’Azione a Livorno. Nonostante si fosse laureato a 21 anni (pensiamo alla barzelletta vivente Di Maio, nullafacente e molto aspirante, al confronto) Ciampi alla fine della seconda guerra mondiale decide di iscriversi a Giurisprudenza, essendo assunto nel 1946 alla Banca d’Italia, dove percorre tutte le tappe di una carriera eccezionale e brillante.

Diventa capo dipartimento di ricerca tra il 1970 e il 1973, segretario generale fino al 1976, vice-governatore nel biennio successivo, fino a diventare governatore nel 1979. Rimase in questa importante posizione di comando in anni delicati, fino al 1993, guidando la lira in un periodo burrascoso, che condusse a una svalutazione e allo sganciamento dal sistema SME. Ciampi affrontò anche il crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi nel 1982 e fu il principale promotore della nuova legge bancaria, attesa da decenni, che permise l’ingresso in Italia delle filiali straniere, dando modo alle imprese e ai consumatori di scegliere tra più opzioni.

In seguito allo scandalo Tangentopoli, con la classe politica screditata e incapace di formare un governo, fu chiamato da Scalfaro a guidare il governo, ricevendo l’appoggio da una maggioranza eterodossa, che riesci comunque a far votare una nuova legge elettorale maggioritaria (Matarellum) accompagnando il paese alla fine anticipata della Legislatura.

Divenne super-ministro dell’economia con il governo Prodi, portando l’Italia nell’euro, grazie al raggiungimento degli obiettivi di bilancio da lungo tempo inseguiti. Per questo forse si guadagnò la stima dei due schieramenti principali, che lo votarono alla prima votazione Presidente della Repubblica. Durante il suo Settennato Ciampi raggiunse livelli di popolarità visti solo con Sandro Pertini, diventando un punto di riferimento per il popolo italiano, pur non rinunciando affatto alle sue prerogative. Rimandò indietro alcune leggi proposte dal governo e dalla maggioranza di centrodestra, in particolare sulle TV e l’ordinamento giudiziario, aprendo il Quirinale, dove era andato a vivere con la moglie donna Franca, a tutti quanti. Ritiratosi a vita privata dopo aver votato da senatore a vita ed essere stato a capo del comitato per i festeggiamenti del 150° dell’Unità d’Italia, Ciampi ha continuato a recarsi in ufficio finché le forze glielo hanno permesso.

Personalità di indubbia cultura, preparata, bipartisan anche quando ha servito per una precisa parte politica, Ciampi è stato salutato come un leader europeo moderno, in grado di rappresentare l’Italia in momenti molto particolari della nostra storia.

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